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La storia di PASVIM

Partner Sviluppo Imprese S.p.A. - PASVIM è una società per azioni costituita nel 2000 con lo scopo di favorire lo sviluppo economico e sociale del territorio della Provincia di Pavia e l’insediamento di nuove attività imprenditoriali attraverso l’attività finanziaria in genere. La società è stata costituita con un capitale pari a 2 miliardi di Lire per operare sul territorio pavese attraverso l’acquisizione di partecipazioni ed erogazione di finanziamenti. I soci fondatori erano costituiti da Banca Regionale Europea con il 40% del capitale sociale, Comune di Pavia, Provincia di Pavia e Camera di Commercio di Pavia con il 20% ciascuna.

Il management era costituito da imprenditori e professionisti di comprovata esperienza e professionalità e da docenti universitari di discipline aziendali dell’Università di Pavia. Nel corso del 2001 il capitale sociale è stato aumentato a € 2.500.000 e nella compagine sociale ha fatto il suo ingresso la Fondazione Banca del Monte di Lombardia sottoscrivendo n. 773.418 azioni dal valore di 1 Euro cadauna. Nel corso del 2005, per rispondere a proprie nuove finalità socio-economiche, e per poter annoverare PASVIM come società strumentale ai fini istituzionali, la Fondazione Banca del Monte di Lombardia ha portato la propria partecipazione a 1.331.418 azioni del valore di 1 Euro cadauna, acquistando da Banca Regionale Europea n. 558.000 azioni. Tale situazione è stata mantenuta sino al 2007 quando, per rispondere al requisito patrimoniale richiesto per l’iscrizione di PASVIM tra gli intermediari di cui all’articolo 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, il capitale è stato aumentato a n. 12.500.000 azioni del valore di 1 Euro cadauna. L’aumento di capitale è stato sottoscritto da Banca Regionale Europea per n. 375.000 azioni e per la parte rimanente dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia.

 

2000 – 2006: l’attività di merchant bank

Dalla costituzione l’operatività di PASVIM si è concentrata nella realizzazione di operazioni di investimento nel capitale di rischio di piccole e medie imprese. Dal punto di vista economico, seppure la mission della società non sia mai stata orientata verso la ricerca del rendimento economico finanziario, la gestione è stata in grado di fornire uno strumento a supporto del tessuto locale a sostegno della nascita di nuove realtà ed inoltre capace di autofinanziarsi con soddisfacenti ritorni sul capitale investito. Questa attività, seppur portatrice di ritorni soddisfacenti in termini economici per la società ed i suoi azionisti, è stata negli anni molto sbilanciata nel rapporto rischio/rendimento. Infatti, per la natura medesima dell’investment banking e soprattutto per la tipologia degli imprenditori a cui la società si rivolgeva (soggetti economici anche caratterizzati da attività imprenditoriali con ottime prospettive reddituali ma con strutture aziendali poco articolate e quindi incapaci di accogliere un partner finanziario senza esporre quest’ultimo a livelli di rischio eccessivamente elevati), l’attività comportava l’assunzione di un tasso di rischiosità oggettivo dell’operazione non adeguato rispetto al rendimento teorico/potenziale dell’investimento effettuato. L’attività di finanza d’impresa è stata attuata mediante investimenti di piccolo taglio (investimento medio 150.000 euro). Malgrado l’elevato numero delle richieste di intervento, PASVIM non è stata in grado di avviare altrettanto numerose iniziative per:

• inadeguatezza del sistema di governance del richiedente e, in particolare, della forma societaria; per l’intervento di PASVIM, si rendeva necessaria, quanto meno, la forma della S.r.L. o della S.p.A. con compagine sociale stabile;

• inadeguatezza del sistema di contabilità dei richiedenti, con impossibilità di conoscere la loro situazione patrimoniale ed economica;

• business troppo limitati e di nicchia, con difficoltà a conoscere la situazione del settore e del mercato;

• dimensione troppo elevata delle richieste di intervento. La capacità di intervento di PASVIM è stata quindi limitata: se rivolta ad imprese di grandi dimensioni, rischiava di essere circoscritta ad operazioni di partecipazione ampiamente minoritaria, con una capacità contrattuale e di controllo limitata e possibilità di way out condizionata dalla volontà delle maggioranze; se rivolta ad imprese di piccole dimensioni, la partecipazione presentava un elevato grado di rischio e spesso l’impossibilità di generare tassi di sviluppo apprezzabili, con difficoltà di smobilizzo.

 

2007: una nuova mission per Pasvim

Nella primavera del 2007 la società ha concluso il percorso cominciato nel 2000. Dopo sette anni di attività nell’area del venture capital, che aveva portato la società a investire in un nucleo di imprese una parte consistente del proprio patrimonio, PASVIM ha riportato in sostanziale pareggio i propri conti. L’idea di affiancare alle imprese più promettenti del territorio una merchant bank si è rivelata, in fase di attuazione, più difficoltosa del presto. Si è dovuto infatti constatare che il sistema imprenditoriale pavese non era pronto a gestire in modo coerente strumenti basati sul capitale di rischio. Dopo il 2006, PASVIM ha condiviso con la Fondazione Banca del Monte di Lombardia il progetto di trasformazione della stessa società in Intermediario Finanziario, orientato al supporto del sistema regionale dei consorzi e cooperative di garanzia fidi (Confidi), che prevedeva un significativo aumento di capitale per la realizzazione dell’attività. La scelta di rivedere il piano industriale di PASVIM, puntando sulla trasformazione della società, da soggetto che opera prevalentemente nell’area del venture capital, a chiave di ingresso nel sistema creditizio da parte della impresa minore, ha un fondamento economico e storico essenziale: quasi il 70% delle piccole imprese del nostro paese fa leva sui servizi dei Confidi per poter avere un accesso al credito facilitato e a condizioni ottimali. Una parte consistente dei finanziamenti, soprattutto a medio termine, con o senza agevolazioni, erogati dal sistema bancario alle PMI sono intermediati dai Confidi del commercio, dell’artigianato e dell’industria. Nonostante la nuova normativa – la Legge 326/03 - sia ormai pienamente operativa, e Basilea2 abbia già dispiegato i suoi effetti con il diffondersi di modelli di rating, il processo di trasformazione delle cooperative e consorzi di garanzia in Enti finanziari vigilati da Banca d’Italia, non può certo dirsi concluso o privo di difficoltà ed asperità. Tale trasformazione, infatti, rappresenta un processo di cambiamento radicale, che porta i Confidi a modificarsi da cooperativa territoriale a intermediario finanziario a dimensione quanto meno regionale ed implica elevati mezzi patrimoniali e risorse umane e organizzative che spesso non sono alla portata di tutti i Confidi. In un contesto pur così variegato si situa il progetto di PASVIM di dare vita ad un soggetto che legittimamente operi come Intermediario Finanziario, iscritto all’Elenco previsto dall’articolo 107 del Testo Unico Bancario. La società oggi già rilascia alle imprese socie dei confidi, garanzie valide ai fini di Basilea2: è quindi in grado di valorizzare il sistema dei Confidi tradizionali che così possono veicolare alle imprese socie – che, tramite apposita convenzione continuano a garantire, non più verso la banca ma verso PASVIM - una garanzia coerente con i protocolli di Basilea2 che, soprattutto, rende più agevole l’accesso al credito bancario. Ma la possibilità di presentare la domanda di iscrizione all’elenco speciale di cui all’articolo 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, era legata alla condizione che i mezzi patrimoniali di PASVIM fossero almeno pari a 5.164.570 Euro.

Il 15 novembre 2007 il Consiglio di Amministrazione deliberava di procedere agli adempimenti quantitativi necessari all’iscrizione all’elenco speciale di cui all’articolo 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, varando innanzitutto l’aumento di capitale della società. Gli obiettivi di sostegno e di sviluppo della piccola impresa e dei piccoli operatori economici sono il fulcro e la base del sistema economico, locale e nazionale. Infatti, sviluppare una politica economica per la piccola impresa significa considerare le caratteristiche del sistema italiano che vede la maggior parte delle imprese (95%) impiegare meno di 50 dipendenti. Oggi, sotto il profilo patrimoniale, PASVIM vanta un capitale sociale di 12,5 milioni di euro e dispone dei mezzi patrimoniali per assistere operazioni di garanzia compatibili con le regole di Basilea2. Il mercato di riferimento primario sarà quello regionale lombardo, sebbene nella fase di start-up ci si focalizzerà sul territorio pavese, area geografica conosciuta e nella quale si sono andate consolidando strette relazioni con i Confidi operanti sul territorio.

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